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LA GLOBALIZZAZIONE VETRIFICATA

Immagine del redattore: Annarita Borrelli
Annarita Borrelli
23 set
Tempo di lettura: 2 min

Aggiornamento: 27 set


Pensiero caustico che non si scioglie



Si vede tutto. Non si attraversa niente. — Annarita Borrelli

Da quando ho letto su L'Espresso Derrick de Kerckhove sostenere che le macchine sono già «validi poeti», mi porto dietro un dubbio. Oggi, da poeta, esprimo il mio punto di vista e prendo posizione.


Un algoritmo non crea versi. Restituisce l'impronta di chi lo interroga e di milioni di voci umane che lo hanno nutrito. Non è un poeta: è uno specchio, per quanto straordinario. Mi sento più vicina a Emanuele Severino, che ci metteva in guardia dalla tecnica che da mezzo diventa scopo, e a Luciano Floridi, per cui la macchina agisce senza capire, e l'intelligenza, con la responsabilità che porta, resta nostra.


Ma c'è una domanda che il dibattito sulla coscienza delle macchine lascia sempre fuori dalla porta: di chi è lo specchio?


L'intelligenza artificiale che conta davvero ha bisogno di chip, energia, centri di calcolo, capitali che solo pochissimi possiedono: una manciata di aziende, qualche Stato, gli apparati che lavorano dove non si vede. È un modello aristocratico. A noi, alla massa, arriva la versione di consumo: gratuita o quasi, come le lavatrici che oggi si regalano su Facebook, abbondante, luccicante, a portata di pollice. Non dico che non funzioni: funziona, e bene. Dico che, come la Nutella e la Coca-Cola, prima di soddisfare un bisogno lo si crea e, quindi, il profitto finisce sempre agli stessi indirizzi.

Per questo, per me, l'intelligenza artificiale è, in primis, uno strumento di geopolitica.

È chiaro: chi controlla i dati, i chip e le regole controlla la forma del mondo che verrà.


Io la chiamo "globalizzazione vetrificata".


Il mondo è ancora connesso, ma come una lastra di vetro: si vede tutto, non si attraversa niente. Guardiamo dentro le vetrine di chi decide, e loro guardano dentro le nostre. La trasparenza è diventata una parete.

Non è un pensiero apocalittico. È un invito a restare svegli.

La differenza non la fa mai lo strumento: la fa l'essere umano che sceglie cosa metterci dentro, e chi decide a chi appartiene.

In verità "già lo sappiamo" ... questo è un pensiero che viene da lontano, un proverbio antico, più saggio di qualsiasi algoritmo: si raccoglie ciò che si semina.


Ringrazio un amico di lunga data nonché, da tempo, studioso di questi temi: il suo entusiasmo mi ha spinta a superare la mia iniziale reticenza da «donna antica» e a "metterci mano".


@ Annarita Borrelli



Riferimenti

  • Derrick de Kerckhove, «La rivoluzione è l'uomo quantistico», intervista di Sabina Minardi, L'Espresso, 12 agosto 2025

  • Derrick de Kerckhove, L'uomo quantistico, 2025.

  • Derrick de Kerckhove, L'intelligenza connettiva, 1997.

  • Emanuele Severino, Il destino della tecnica, Rizzoli, 1998.

  • Luciano Floridi, La differenza fondamentale. Artificial Agency: una nuova filosofia dell'intelligenza artificiale, Mondadori, 2025.

  • Kate Crawford, Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell'IA, Il Mulino, 2021.

 
 
 

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