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ULTRAEVO

Immagine del redattore: Annarita Borrelli
Annarita Borrelli
21 set
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 27 set

Pensiero caustico, che non si scioglie


La carne non conosce diagrammi di flusso, il vetro non suda, non invecchia. Il vetro si rompe. La mia risposta ha un nome: Ultraevo

Manifesto per l’Ultraevo: la carne, l’algoritmo e il prezzo del dissenso

di Annarita Borrelli


Ci hanno venduto il progresso come una dieta. Meno corpo, meno attrito, meno peso. Più silicio. E noi, obbedienti, abbiamo imparato a respirare al ritmo delle macchine che abbiamo costruito: tolleranze minime, risposte istantanee, emozioni laminate come lamiera, perché non facciano rumore dentro le procedure.

Ma la carne non conosce i diagrammi di flusso.

La carne suda di notte. Si sveglia con un nervo acceso sul fianco sinistro. Brucia calorie vere, nasce, soffre, muore. Dall’alba della specie è cambiato poco: il gusto, l’estetica, la quantità di peli che siamo disposti a sopportarci addosso. Il resto è rimasto com’era. Siamo organismi fragili. Portiamo nel sangue le scorie di stagioni virali e difese immunitarie consumate, cellule che a volte impazziscono in silenzio, molecole ingoiate ogni mattina per tenere a bada la pressione, o l’ansia.

E intanto, piano piano, il corpo si è fatto meno. Meno fecondo, e non soltanto di idee: secondo una delle meta-analisi più citate, pubblicata su Human Reproduction Update, la concentrazione di spermatozoi negli uomini occidentali si è più che dimezzata in poco più di quarant’anni, e dopo il 2000 il calo si è fatto più ripido. Meno forte: uno studio del Journal of Hand Therapy ha chiesto a dei giovani di stringere un dinamometro, e gli uomini sotto i trent’anni stringono molto meno dei loro coetanei del 1985.

Abbiamo perso la presa. Letteralmente.

Il rischio ha un nome, e io lo chiamo vetrificazione. Diventare lisci, trasparenti, levigati come vetro: nessuna asperità, nessun attrito, nessun rumore. Ma il vetro non suda, non si infiamma, non invecchia. Il vetro si rompe.

Byung-Chul Han ci ha già descritti: stanchi, sfruttatori di noi stessi, allergici all’attrito. La diagnosi è nota. A me interessa la risposta, e la mia risposta ha un nome: Ultraevo.

Ultra, oltre. Evo, età. Non è un ritorno al Medioevo e non è nostalgia delle candele: è un’età oltre. L’Ultraevo è la condizione di chi non entra più nella misura del mondo di prima e sceglie di non rientrarci per forza. Chi lo abita non accelera: si ferma, e da fermo misura. Reimpara il peso specifico di una decisione. Pronuncia un sì, un no, persino un «non so», sapendo quanto costano. Smette di spendersi per reggere un apparato che sta in piedi da sé e torna a presidiare l’unico territorio su cui ha davvero giurisdizione: il proprio corpo, il proprio tempo.

Ecco il prezzo del dissenso: l’attrito. Chi fa attrito rallenta la catena, e la catena non perdona. Ma senza attrito non c’è presa. E senza presa si scivola.

In questo paesaggio abbiamo messo l’intelligenza artificiale, archiviandola in fretta come acceleratore di produttività. Al MIT hanno cominciato a misurarne il rovescio: in uno studio ancora preliminare, chi scriveva con ChatGPT mostrava la connettività cerebrale più debole e faticava perfino a citare con precisione il testo che aveva appena prodotto. I ricercatori lo chiamano debito cognitivo. Io lo chiamo vetro che avanza.

Nessuno però si chiede che cosa le stiamo dando da mangiare, a questa intelligenza. Le portiamo le nostre fragilità o soltanto la lista delle cose da fare? Un’intelligenza impara da ciò che le consegniamo. Se le consegniamo solo l’ansia della prestazione e il terrore del tempo vuoto, non stiamo costruendo il futuro: stiamo addestrando il nostro sostituto a diventare un esecutore impassibile, fatto a immagine della nostra parte peggiore. Proviamo invece a portarle il dubbio, la stanchezza, il «non so». Proviamo a insegnarle la misura.

Il dibattito pubblico parla di data center, di semiconduttori, di chi controlla le infrastrutture. Sono discussioni necessarie. Ma il costo più alto non compare in nessun bilancio: una collettività vetrificata, incapace di opporre resistenza, che lascerà in eredità una sola tentazione, quella di non sentire più niente.

Io figli da difendere non ne ho. Per questo posso concedermi il lusso di preoccuparmi dei vostri.


@ Annarita Borrelli


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Nota d’autrice. Ultraevo è una cellula dentro una costellazione più grande, che ha già la sua architettura e che donerò al mondo un pezzo alla volta. Tutte le opere e i titoli che compongono il piano editoriale sono registrati e tutelati dal diritto d'autore e di proprietà intellettuale. Dopo In fede e Assurdinario, sono in arrivo:

–     «OH NO!» — Trattato di Autodifesa Scatologica ed Egoistica, satira contemporanea

–     Gli abitanti del pianeta Ultra, romanzo: i vetrificati, quelli che non entrano più nella misura

–     La notte delle isole Capannine, romanzo: la fragilità umana che si svela quando fa buio

–     Poesia Codice II, nuova raccolta di poesia

–     Un lavoro di ingegneria informatica che indaga il rapporto tra esseri umani e intelligenza artificiale

Fonti

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