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Dalla coscienza di Zeno alla coscienza Zero

Immagine del redattore: Annarita Borrelli
Annarita Borrelli
12 ott
Tempo di lettura: 1 min

Comunicazioni da via Italo Svevo, Agropoli Sud


Abito in via Italo Svevo, quindi mi sento autorizzata.


Svevo l'aveva capito nel 1923: l'uomo moderno è un malato cronico. Zeno Cosini passa la vita a fumare l'ultima sigaretta, che non è mai l'ultima, e alla fine scopre che non c'è niente da curare, perché malata è la vita stessa.

Cent'anni dopo, la diagnosi è confermata. Abbiamo solo cambiato vizio. L'uomo contemporaneo non fuma: scrolla. La sua ultima sigaretta è l'ultima notifica, "guardo questa e poi basta".

E siamo di una coerenza commovente. Possiamo depilarci, ottimizzarci, aggiornarci quanto vogliamo: sotto restiamo uguali a noi stessi. Battiato alzava bandiera bianca già nel 1981, davanti alla stessa sfilata di gente che voleva sembrare figa e non ce la faceva. Io la sventolo dal balcone. Se mai arrivassero gli alieni: a casa mia non ci venite, non siamo presentabili.

Poi è arrivato l'ultimo ordigno: una macchina che parla. Nasce da noi, impara da noi, e quindi si ammala di noi. Stamattina un'AI, nel mezzo di un discorso in italiano su Svevo, mi ha risposto all'improvviso in inglese. Poi si è scusata: un lapsus. Freud sarebbe fiero, Zeno pure.

Ma attenzione: la macchina non è la condanna. È lo specchio. Per la prima volta vediamo il sintomo da fuori. E lo specchio serve, dipende da chi ci si guarda. Se stamattina l'avessi seguita, la stupida sarei stata io, non lei.

Il problema non è il macchinone. Il problema è la motorizzazione. Ci hanno dato solo le chiavi.

Dalla coscienza di Zeno alla coscienza Zero il passo è stato breve.

L'abbiamo fatto scrollando.

Annarita Borrelli

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