Dalla coscienza di Zeno alla coscienza Zero
Comunicazioni da via Italo Svevo, Agropoli Sud
Abito in via Italo Svevo, quindi mi sento autorizzata.
Svevo l'aveva capito nel 1923: l'uomo moderno è un malato cronico. Zeno Cosini passa la vita a fumare l'ultima sigaretta, che non è mai l'ultima, e alla fine scopre che non c'è niente da curare, perché malata è la vita stessa.
Cent'anni dopo, la diagnosi è confermata. Abbiamo solo cambiato vizio. L'uomo contemporaneo non fuma: scrolla. La sua ultima sigaretta è l'ultima notifica, "guardo questa e poi basta".
E siamo di una coerenza commovente. Possiamo depilarci, ottimizzarci, aggiornarci quanto vogliamo: sotto restiamo uguali a noi stessi. Battiato alzava bandiera bianca già nel 1981, davanti alla stessa sfilata di gente che voleva sembrare figa e non ce la faceva. Io la sventolo dal balcone. Se mai arrivassero gli alieni: a casa mia non ci venite, non siamo presentabili.
Poi è arrivato l'ultimo ordigno: una macchina che parla. Nasce da noi, impara da noi, e quindi si ammala di noi. Stamattina un'AI, nel mezzo di un discorso in italiano su Svevo, mi ha risposto all'improvviso in inglese. Poi si è scusata: un lapsus. Freud sarebbe fiero, Zeno pure.
Ma attenzione: la macchina non è la condanna. È lo specchio. Per la prima volta vediamo il sintomo da fuori. E lo specchio serve, dipende da chi ci si guarda. Se stamattina l'avessi seguita, la stupida sarei stata io, non lei.
Il problema non è il macchinone. Il problema è la motorizzazione. Ci hanno dato solo le chiavi.
Dalla coscienza di Zeno alla coscienza Zero il passo è stato breve.
L'abbiamo fatto scrollando.
Annarita Borrelli




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