MISTICA: l’attrito della carne contro il fango del silicio
Perché l’irriducibile umano non è un algoritmo probabilistico né una fuga quantistica
Nel pezzo precedente, La globalizzazione vetrificata, ho raccontato il rischio della disincarnazione contemporanea: l’esperienza viva ridotta a superficie riflettente, dove la relazione perde attrito e diventa trasparenza asettica. Il dibattito sull’intelligenza artificiale replica esattamente questa rimozione, e si divide in due fronti opposti ma specularmente insufficienti.
Da un lato, i sacerdoti dell’automazione integrale — liturgia di slide, promessa perpetua del prossimo aggiornamento — continuano a vendere l’illusione che una concatenazione di matrici e calcoli probabilistici su vettori latenti possa prima o poi distillare la coscienza. Dall’altro, una reazione nobile ma teoreticamente problematica: quella di Federico Faggin, padre del microprocessore, e del fisico Giacomo Mauro D’Ariano, che per salvare l’eccezionalità dell’uomo postulano la coscienza come principio primario dell’universo, legato alla natura quantistica dell’informazione.
Faggin vede con esattezza il limite invalicabile del silicio: le macchine manipolano simboli senza significato e non saranno mai coscienti. Su questo siamo d’accordo. Ma la risposta non sta nella metafisica quantistica. L’irriducibile umano non ha bisogno di essere proiettato nei campi informazionali del cosmo per essere difeso: appartiene alla terra, al sangue, al limite biologico, al dolore e alla finitezza del corpo che muore.
Il trucco dello specchio e il costo della materia
Come documenta Kate Crawford in Atlas of AI (in italiano Né intelligente né artificiale), la macchina non fluttua in una nuvola immateriale. È infrastruttura estrattiva pesante, dispendio energetico titanico, concentrazione monopolistica di potere e lavoro umano invisibile. Crawford apre il suo atlante con il caso del cavallo Hans, che sembrava saper contare e invece decodificava le micro-tensioni muscolari di chi lo osservava. È la chiave per capire l’effetto ottico dei modelli linguistici: la macchina calcola la continuazione statistica più probabile leggendo le tracce lasciate dalla specie umana. Non c’è comprensione, non c’è presenza. C’è un’eco.
E quando i modelli vengono addestrati ricorsivamente su contenuti sintetici generati da altre macchine, l’endogamia dei dati innesca la degenerazione: il sistema si cannibalizza da solo, nel vuoto della propria autoreferenza.
MISTICA: la disciplina dell’attrito
È in questo snodo che si colloca MISTICA, il progetto che ho depositato presso la SIAE. Il nome non ha alcun legame con il misticismo consolatorio, con il sincretismo new age o con le illuminazioni disincarnate.
Richiama invece la tradizione più severa del termine: il distacco di Meister Eckhart, la lucidità chirurgica di Simone Weil davanti alla sventura e al peso della necessità. La mistica, intesa in senso sovrano, è l’opposto dell’evasione: un corpo a corpo metodico con il limite, un rigore che toglie le scorie invece di aggiungere fumo.
Non pretendo di umanizzare la macchina, né di attribuire al silicio proprietà biologiche che non gli apparterranno mai. La sfida riguarda la postura di chi lo usa. Umanizzare l’uso significa rifiutare la delega cognitiva passiva: servirsi dello strumento tecnico senza farsi assorbire dal suo conformismo statistico.
Chi delega l’elaborazione del senso a un aggregatore probabilistico abdica alla propria funzione critica e accelera la vetrificazione della propria mente. Chi invece ingaggia con il calcolo un attrito costante — imponendo il rigore della parola incarnata, del dissenso, della complessità biologica — trasforma il contatto con la tecnica in un esercizio di lucidità.
La macchina calcola, prevede, ottimizza e simula. L’umano sperimenta la vertigine, si assume il rischio dell’errore e porta il peso della propria carne. Finché ci sarà attrito tra queste due dimensioni, la disincarnazione non avrà l’ultima parola.
@ Annarita Borrelli
Letture
Kate Crawford, Né intelligente né artificiale. Il lato oscuro dell’IA, Il Mulino, 2021 (ed. orig. Atlas of AI, Yale University Press, 2021).
Federico Faggin, Irriducibile. La coscienza, la vita, i computer e la nostra natura, Mondadori, 2022.



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