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Della carne del testo e del prisma del linguaggio: elogio di Dario Del Corno

Immagine del redattore: Annarita Borrelli
Annarita Borrelli
27 set
Tempo di lettura: 2 min

C’è un’immagine che ha attraversato intatta gli anni e le stagioni della mia vita: io, seduta a un tavolo con il vocabolario della lingua italiana e l’enciclopedia spalancati accanto, intenta a prendere appunti su quel pesante volume blu, la Letteratura greca di Dario Del Corno.

A quel tempo, in una dimensione sociale e culturale molto diversa da quella odierna, c’era una naturalezza disarmante nell’accogliere l’elenco dei libri di testo adottati dalla scuola. Non si discuteva la fatica: si accettava l’autorità della complessità. Eppure, fin dalle prime pagine, mi fu chiaro che non stavo semplicemente studiando letteratura greca: stavo imparando una lingua sconosciuta all’interno del mio stesso idioma. Ogni frase richiedeva un’istruttoria, ogni vocabolo imponeva di fermarsi, scavare, interrogare il contesto. Fu l’epifania di una nuova semantica, di una simbologia rigorosa, e soprattutto la certezza incrollabile che da quell’istante in avanti mi sarei mossa dentro un prisma infinito di mondi possibili: il mondo del linguaggio.

Non è una convinzione nata oggi. È una riflessione che mi è capitato spesso di condividere, a voce e senza cerimonie ufficiali, nei contesti più disparati della mia esistenza. E ogni volta che mi guardo indietro, a distanza di decenni, mi stupisco di come quel codice sorgente sia rimasto l’unica pietra di paragone valida. La vita corre, si accumulano incombenze, incidenti di percorso, mutamenti di scenario; eppure non mi fermo, e più vado avanti più avverto l’urgenza quasi biologica di scrivere, di dare forma al respiro e allo sfogo della parola.

È anche per questo che sorrido davanti all’industria moderna della scrittura, che pretende di ridurre la narrazione a griglie preconfezionate da manualetto: l’arco di trasformazione, i tre atti, il climax a orologeria. Quella è solo ingegneria di processo adatta a vendere corsi. La poesia, al contrario, non ammette dilatazioni né scorciatoie d’ufficio: o possiede la ferocia ontologica del frammento che incide la realtà, o è un mero esercizio di stile senz’anima.

Quel manuale blu mi ha addestrata a pretendere il peso biologico del senso dietro la superficie del segno. Chi ha imparato a misurarsi sul rigore e sulla severità di Del Corno non cerca scappatoie consolatorie: sa che la semantica si paga con la propria carne e che il linguaggio, quando è autentico, non è una formula da recitare, ma una cicatrice che fonda il pensiero.


@ Annarita Borrelli


Chi era Dario Del Corno

Dario Del Corno (Milano, 1933 – 2010) è stato tra i maggiori grecisti italiani. Allievo di Raffaele Cantarella, gli succedette nel 1972 sulla cattedra di Letteratura greca all’Università degli Studi di Milano. Traduttore del teatro antico, anche per le scene del Teatro Greco di Siracusa, firma della terza pagina del Corriere della Sera e del supplemento domenicale del Sole 24 Ore, scrisse il libretto di Outis per Luciano Berio. La sua Letteratura greca, edita da Principato, ha accompagnato generazioni di studenti dei licei.


Fonti

Dario Del Corno – Wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Dario_Del_Corno

Dario Del Corno – Fondazione Collegio San Carlo: https://www.fondazionesancarlo.it/persona/dario-del-corno/

Prof. Dario Del Corno – Associazione Sigismondo Malatesta: https://www.sigismondomalatesta.it/persona.asp/A101=508/dario-del-corno


 
 
 

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